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Superbonus al 110% per l’efficientamento energetico: non solo vantaggi ma anche perplessità. A cura di Cecilia Hugony

Articolo del 14 Maggio 2020 / Tutti le news

Ecco alcune riflessioni da parte della nostra AD Cecilia Hugony sugli ultimi sviluppi del superbonus al 110% dedicato all'edilizia. 

Cessione del credito per bonus casa

Riteniamo che questo sia deleterio da ogni punto di vista. 

Dal punto di vista delle imprese: a oggi qualsiasi prodotto bancario (tipo prestito ponte) si basa sul merito creditizio dell’impresa; se la cessione del credito si ha solo sulle opere Ecobonus, l’impresa ha bisogno di farsi finanziare una percentuale ridotta del suo fatturato, che generalmente è composto da un mix di prodotti tra bonus casa ed eco – sismabonus.

Ora, se tutto va in cessione, la richiesta di supporto finanziario crescerebbe di gran lunga ad oltre la metà del fatturato, rendendo insostenibile la situazione. In conclusione, il mercato della ristrutturazione rimarrebbe solo nelle mani delle grandi utilities, che però non sono né pronte né interessate a quest’attività. Di conseguenza avremo un blocco di molti mesi del mercato.

Dal punto di vista del parco immobiliare: se è vero che bisogna fare riqualificazione energetica e antisismica del nostro obsoleto parco immobiliare per ridurre lo spreco energetico e aumentare la sicurezza, l’incentivo pubblico deve orientarsi però su questi interventi, non sulla sostituzione tecnologica necessaria di componenti degradate e basta. In altre parole, la riqualificazione energetica si fa oggi in quegli edifici dove occorre risolvere problemi di degrado (finestra di opportunità) e c’è una convenienza economica nell’upgrade dell’intervento (da manutenzione a efficienza energetica) determinato dalla cessione del credito. Nel momento in cui questa esclusiva sparisce, il mercato tornerà quello di prima.

2. Cessione del credito alle banche

L’iniziativa è lodevole ma bisogna essere concreti: le banche ci metteranno tempo ad attrezzarsi (8 mesi? Un anno?); lesineranno il prodotto alle imprese di costruzioni lamentando il merito creditizio (come hanno fatto finora con i prestiti ponte). Pensiamo che la cessione alle banche è già possibile per gli incapienti, ma nessuna banca ha mai attivato il prodotto e l’AdE non ha mai pubblicato la circolare per renderla operativa. Quindi: benissimo alla norma, ma progettiamo come fare andare avanti i cantieri finché questa norma non sia realmente utilizzabile e applicabile (per esempio, senza ampliare gli interventi cedibili!)

3. Ecobonus 110% recuperabile in 5 anni + cessione

Bene a questa possibilità se non investe tutti i cantieri in essere – se no bisognerebbe rivedere tutti i contratti con enormi disagi. Ecco i punti:

1.       I 5 anni devono rimanere tali anche nella seconda cessione, non solo per la prima (=sconto in fattura), in modo tale da evitare variazioni di prezzo al cliente.

2.       Inseriamo un requisito tecnico supplementare coerente con il Pniec per limitare gli interventi in corso sui quali sia applicabile: risparmio di energia primaria del 50% (EPh gentot), in modo tale da renderlo interessante per gli interventi attualmente in fase di progettazione – va bene anche la proposta, oggi sul tavolo, del doppio salto di classe.

3.       NON MODIFICHIAMO i passaggi “burocratici” per la cessione del credito, in modo tale da evitare un nuovo blocco in attesa di chiarimenti e interpelli.

4. Eliminare il requisito di applicazione dei CAM (Criteri ambientali minimi) ai materiali utilizzati nell’intervento. L’applicazione dei CAM ai lavori edili è stata sospesa dall’ANAC il 5 maggio 2020 fino alla pubblicazione di un nuovo decreto, a cura del Ministero dell’Ambiente, che contenga nuove definizioni. In questo momento quindi non pare opportuno esigere la loro applicazione per il super ecobonus.

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