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Il Superbonus rischia di diventare un caso di “moral hazard”?

Articolo del 11 Ottobre 2021 / Tutti le news

https://www.corriere.it/economia/casa/21_ottobre_09/superbonus-110percento-dubbi-costi-piu-caro-rispetto-precedenti-c983309a-293f-11ec-b7b1-cee5d0ca7086.shtml

Un articolo apparso il 9 ottobre sul Corriere della Sera cita una relazione riservata dell'ENEA che denuncerebbe il fatto che il Superbonus ha costi più elevati dell'Ecobonus. La mia domanda é: qualcuno pensava che si sarebbero mantenuti gli stessi prezzi del 2019? Esistono almeno tre elementi, che sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti, che concorrono all'aumento dei costi:

  1. La trasformazione del servizio reso. Forse non ci si è accorti che siamo di fronte ad un cambiamento epocale nell’industria delle costruzioni. La riqualificazione energetica, che impegnerà il settore nei prossimi 30 anni, è un nuovo settore industriale che richiede nuovi servizi e nuovi assetti imprenditoriali. Con l’ecobonus il proprietario “acquistava” progetto e lavori e gestiva direttamente la detrazione. L’impresa quindi faceva solo il suo mestiere tradizionale: i lavori. Oggi l’impresa che promuove interventi in superbonus ha il compito di anticipare un contributo dello stato, di cui è corresponsabile. Di conseguenza, collabora alla progettazione dell’intervento; verifica il piano economico; accompagna il cliente nella raccolta e verifica della documentazione; verifica aspetti di diritto civile; condominiale, fiscale, per trovare soluzioni alle miriadi di fattispecie sulle quali non esiste giurisprudenza; realizza cantieri complessi in casa delle persone, in condizioni logistiche difficili; investe le proprie risorse fino alla maturazione del SAL e della successiva cessione; si rapporta direttamente con gli istituti di credito per ogni progetto; gestisce e organizza la documentazione dell’intervento, con la quale si prepara a rispondere per 10 o 15 anni davanti all’agenzia delle entrate, al cliente, alla banca. Veramente qualcuno crede che tutto ciò non abbia dei costi?
  2. Molte imprese edili non hanno la struttura per fare quanto sopra descritto. Schiacciate da anni in una profonda crisi determinata anche dall’assenza di utili, non hanno le risorse intellettuali per affrontare il percorso di cambiamento. Questo vuoto è stato colmato dai cosiddetti “general contractor”, nei quali grossi investitori, spesso società quotate in borsa, iniettano risorse finanziarie grazie alle quali si realizzano campagne di comunicazione e informazione e si finanziano gli interventi. Li conosciamo tutti, grazie a loro il mercato si è mosso. Veramente qualcuno crede che questi soggetti non vogliano avere remunerate le risorse investite?
  3. Elevata inflazione nel mercato dell’edilizia. Il superbonus coincide con una profonda crisi di disponibilità di materie prime a livello mondiale. In Italia i prezzi hanno visto un aumento spettacolare, come nel resto del mondo. Qui, inoltre, aumentano in modo sconsiderato anche i prezzi dei ponteggi, perché la nostra legislazione protezionista ci costringe ad essere “autarchici”, tagliando fuori i ponteggi usati nel resto dell’Europa. Infine, poiché un certo boom nelle riqualificazioni c’è anche nel resto dell’Europa, anche la mando d’opera riesce a farsi valere, e i costi del personale aumentano. Chi dovrebbe assumersi questi costi? Le imprese?

Non c’entra niente il moral hazard: c’è una scommessa di futuro, su un nuovo settore industriale, che darà un forte contributo alla riduzione delle emissioni climalteranti migliorando la salubrità ed il comfort degli edifici nei quali trascorriamo gran parte del nostro tempo, e che potrà dare lavoro a tanti giovani europei. Se questo è quello che vogliamo, lasciamo respirare una filiera che sta facendo enormi investimenti per innovarsi ed essere all’altezza della sfida; supportiamola nel processo di conversione industriale aiutandola a trovare nuove strade per rendere finanziabile questo mercato. Smettiamola di parlare di costi, parliamo invece di investimenti e cerchiamo di cogliere la complessità dei risultati: oltre al risparmio energetico, alla riduzione dell’evasione fiscale, teniamo presente il recupero di un patrimonio obsoleto che stiamo bonificando dall’amianto e dal radon, mettendo a norma in termini di accessibilità e sicurezza, di evacuazione fumi, di strutture, di istallazioni elettriche, antincendio, di elevazione. Comunicando le nuove pratiche si daranno ai cittadini gli strumenti per saper scegliere, migliorando l’efficacia della misura.

 

Cecilia Hugony, AD Teicos Group

 

 

 

 

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