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La revisione della Energy Efficiency Directive europea si avvicina alla conclusione

13/05/2018
europa efficienza energetica teicos

La revisione della Energy Efficiency Directive nell'ambito del Pacchetto Energia europeo si avvicina alla conclusione. Il Parlamento europeo spinge per un impegno più ambizioso in tema di efficienza energetica ma gli Stati membri, in particolar modo quelli dell'Est, sembrano frenare. Il 16 maggio il Parlamento e il Consiglio dell'Unione Europea dovranno provare a raggiungere un compromesso per la scrittura di un testo condiviso prima del Consiglio dei ministri dell'energia, previsto in data 11 giugno. Per la Energy Efficiency Directive, Commissione e Parlamento propongono entrambi come obiettico per il 2030 una riduzione dei consumi energetici ambiziosa e vincolante: esecutivo Ue propone il 30% e l'Europarlamento vorrebbe addirittura un taglio del 35%. Il Consiglio UE però tende a proporre obiettivi non vincolanti, e a corredare la direttiva di esenzioni e altre azioni che rischiano di cambiare significativamente la quantità di energia che poi si andrebbe in realtà a risparmiare.

Vari Paesi inoltre vorrebbero che nel calcolo dei progressi verso gli biettivi 2030 si tenesse coto anche delle azioni già intraprese nel biennio 2018-2020. Il Parlamento al momento si diige verso una direttiva ambiziosa e difende con forza le ue posizioni. Per la definizione di un target di obiettivi vincolante si sono espressi Francia, Svezia e Lussemburgo. Portogallo, Germania, Olanda e Danimarca appoggiano la proposta della Commissione del 30%. Tra i più restii a un impegno serio sono Polonia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Slovacchia e Lituania. L'Italia, insieme a Spagna, Finlandia, Belgio e Regno Unito, è tra i membri non contrati a un obiettivo vincolante ma che allo stesso tempo non stanno facilitando la negoziazione. 

In tutto questo, sia l'Europa sia l'Italia rischiano di perdere un'opportunità e di indebolire uno strumento essenziale per il rispetto degli impegni di Parigi. “Secondo l’International Energy Agency, in Europa il 76% del taglio delle emissioni richiesto dall’accordo sul clima dovrebbe arrivare dall’efficienza energetica”, ci ricordano da EU-ASE. Anche un target 2030 del 35% “non sarebbe sufficiente per gli obiettivi di Parigi”, spiega Frassoni, sottolineando che “secondo l’impact assessment della Commissione, anche un taglio del 40% sarebbe cost effective, cioè raggiungibile con un guadagno netto”.

Il nostro Paese, a differenza della Francia “che vede l’efficienza energetica come una strategia economica e industriale”, secondo EU-ASE, sta trascurando un’occasione importante per il suo tessuto economico, “che, come hanno dimostrato i dati sull’edilizia post-crisi, può avere grandi vantaggi dall’efficienza energetica, essendo costituito da piccole aziende, spesso innovative su questo fronte”.