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Il polverino, l'altra faccia dell'amianto

02/05/2017
bonifica del polverino di amianto teicosgroup

In occasione della recente giornata mondiale delle vittime dell'amianto tenutasi il 28 aprile 2017, vogliamo ricordare un intervento di bonifica, peculiare per la sua specificità, che Teicos Group realizzò nel territorio di Casale Monferrato nel 2015, comune in cui per oltre 80 anni ha operato uno dei principali stabilimenti della società Eternit e dove la contaminazione del terreno è avvenuta in maniera consistente. La società Eternit, oltre a realizzare le lastre di amianto, produceva anche tubazioni di diversi diametri e lunghezze il cui ciclo produttivo prevedeva anche la tornitura a secco delle testate per perfezionarne le dimensioni. Da questa lavorazione di fino veniva prodotta come materiale di scarto una miscela di polvere di cemento e fibre di amianto (15% in peso), chiamata "polverino", che la gente del posto recuperava come materiale di riempimento e per la coibentazione dei sottotetti delle proprie abitazioni. Non è un caso che questo tettitorio si distingua per l'ingente numero di decessi che, ancora oggi, sono causati dal mesotelioma pleurico, tipico tumore legato all'inalazione di fibre di amianto. Fino agli anni '80 il "polverino" è stato impiegato tale quale o miscelato ad altri materiali nelle più svariate combinazioni, in forma sfusa nelle intercapedini murarie e nei sottotetti, miscelato a sabbia e ghiaia per vialetti di aree esterne sia in aree private sia pubbliche. Una vera e propria contaminazione progressiva di una città che da tempo è impegnata in una progressiva opera di bonifica. 

Nel maggio 2015, Teicos si aggiudicò la gara d'appalto per la bonifica del polverino dai sottotetti, attività che venne gestita secondo una rigidissima procedura di sigillatura degli accessi al sottotetto e di ogni contatto con l'ambiente esterno, onde evitare contaminazioni. Si procedette con una prima attività di impregnazione dell'intera area mediante nebulizzatori fino al completo imbibimento del polverino. Successivamente attraverso gli estrattori si realizzò la rimozione del polverino impregnato di acqua, che venne raccolto con attrezzi manuali e confezionato in specifici sacchi destinati all'unità di decontaminazione e successivamente stoccati in contenitori per lo smaltimento definitivo. In seguito a questa minuziosa rimozione, le superfici dei tetti vennero trattate con prodotti incapsulanti per poterne garantire la sicurezza. 

Fino al 1992 l'Italia è stato il secondo produttore europeo di quello che poi si è scoperto essere un veleno; ancora oggi sul territorio nazionale ci sono circa 40 milioni di tonnellate di amianto, ovvero materiali contenenti amianto, in circa 50mila siti e un milione di micrositi. I luoghi più a rischio sembra siano le scuole, circa 2.400, con l'esposizione al rischio di studenti e dipendenti. C'è ancora molta strada da fare, tra monitorggio e bonifiche.