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Il video del restauro: Ca’ Brütta 2013 - 2016

Cà Brutta si fa bella - cronaca di un restauro
 

Gli interventi di conservazione e restauro del complesso edilizio milanese denominato Ca’ Brütta hanno riconsegnato alla città un bene tra i più significativi dell’architettura del Novecento, di cui Milano è l’indiscussa capitale italiana. Il progetto di restauro è stato elaborato e diretto dallo Studio Feiffer & Raimondi e si è riconosciuto nell’ambito della cultura della conservazione che attribuisce medesima importanza all’aspetto formale e a quello materico dell’architettura non trascurando l’effetto del tempo che stratifica eventi, significati e fatti. Una conservazione concreta, pragmatica, molto calata nella realtà ma contemporaneamente di solidi principi culturali. In quest’ambito si è riconosciuta massima importanza sia alla conformazione architettonica generale dell’imponente architettura, sia alla sua fisicità che è data dai materiali costruttivi e dalle particolarità strutturali, il tutto accompagnato da un costante studio e confronto di immagini e documenti, selezionati dall’Archivio Giovanni Muzio.

Alla marcata specializzazione nel restauro della compagine progettuale ha corrisposto una analoga specializzazione da parte dell’ATI Teicos Costruzioni, Studio Restauri Formica e Gasparoli Restauri. Il cantiere è stato suddiviso in quattro lotti, avviando i lavori nell’agosto 2013: l’opera sinergica delle tre imprese e la specializzazione nei rispettivi ambiti hanno consentito il rispetto dell’articolato programma dei lavori. Il restauro delle superfici e degli elementi decorativi, la rimozione del degrado e delle ridipinture dei primi anni Settanta, che avevano modificato cromaticamente i fronti, hanno fatto riemergere i toni grigi degli intonaci che, insieme ai bianchi del marmo Travertino e dell’intonaco a marmorino, intercalato dai decori a intonachino rosa e nero, determinavano l’aspetto degli edifici.

La conservazione delle facciate, si è spinta fino al mantenimento delle onduline marcapiano in fibrocemento amianto, determinanti del disegno chiaroscurale, bonificate con una tecnica di incapsulamento studiata ad hoc. Il risanamento e la bonifica delle coperture, mantenendo le diverse pendenze e gli articolati disegni delle lastre, e le opere di restauro sugli oltre 13.000 mq di facciate hanno restituito un’immagine del complesso ormai dimenticata.

Teicos